La ricerca della felicità : la vita di Chris Gardner

 

SPOILER ALERT : Questa non è una normale recensione. E’ un’analisi puntuale e tematica del testo, così come è stata concepita per la mia tesi di maturità.  Quindi avviso chi non avesse letto il libro e non volesse rovinarsi la gioia di una lettura libera da aspettative e conoscenze pregresse, che il testo qui riportato non è una trama ma un riassunto pieno zeppo di citazioni. Scorrere alla fine del testo  per un approfondimento sui contenuti più generico, con commento personale. 

 

titolo :  LA RICERCA DELLA FELICITA’

autore : CHRIS GARDNER con Quincy Troupe

traduttore italiano : Chiara Piovan

genere : autobiografia

anno di edizione : 2006

edito da : HarperCollins Publishers,Inc. – Fandango Libri

lingua originale : inglese

pagine: 351

 

the  pursuit of Happyness

 

 

 

 

Chris Gardner è il direttore della Gardner Rich & Company, una compagnia di intermediazione finanziaria con sede a New York, Chicago e San Francisco.
La sua autobiografia nell’estrema linearità della narrazione riesce ad essere colma di sensazioni e ricordi, emozioni e descrizioni dettagliate di fatti, luoghi, ma soprattutto persone, che a incastro si collocano come in un cubo di Rubik nella sequenza cronologica degli eventi più importanti degli anni ’50 – ’70, fino a toccare il nuovo millennio, intrecciando la storia dell’ America con quella del Sud Africa.
Mi ha colpito per il sentire profondo che trascina il lettore dall’inizio alla fine coinvolgendolo emotivamente ma allo stesso tempo non mancando di far riflettere sul vero fulcro attorno a cui ruota l’intera vicenda e permea ogni singolo foglio stampato, ossia la ricerca della vera felicità, che passa attraverso la graduale conquista della consapevolezza di sé, dei propri desideri e della propria personalità, della realizzazione sociale e personale, ma che fin dall’inizio si connatura anche nella relazione con le persone più importanti della sua vita, sua madre e suo figlio Christopher.

“ Ricchezza può anche essere quell’atteggiamento di gratitudine con il quale ci ricordiamo ogni giorno di contare tutte le nostre benedizioni. E’ stata una benedizione per me essere stato capace di rompere il ciclo che mi impediva di avere un rapporto con mio padre – uno dei motivi per cui sono stato sempre presente nella vita dei miei figli. (…) Sono sempre stato fiero di loro e mi hanno sempre dato la vera felicità.”

da pag. 341

Chris è un bambino del ghetto nero di Milwaukee, un bambino accompagnato costantemente dal  “blues del ragazzo senza padre”. Cresce con un amore estremo per la madre che vorrebbe proteggere dalla furia del patrigno violento e ubriaco. Proprio sua madre lo spinge a non rinunciare ai suoi sogni, a inseguirli e lo convince del fatto che con la giusta istruzione, vero strumento della libertà, sarebbe riuscito ad ottenere il successo.

“ Per i primi diciotto anni della mia vita mi ero destreggiato senza un padre, credendo che la mia principale responsabilità fosse di proteggere mia madre. Anche se non ero riuscito a proteggerla e a sbarazzarmi di Freddie, ora era giunto il momento di metterla al sicuro nelle mani di Dio e di andare alla ricerca della felicità : in fondo era tutto quello che la mia mamma aveva sempre desiderato per me.”

da pag. 144
“ Fu biblico, uno dei dieci comandamenti trasmessi da Dio alla mamma: – Se lo vorrai un giorno potrai guadagnare un milione di dollari – In un istante il mio mondo si capovolse. Nel 1970 un ragazzino del ghetto come me poteva guadagnare un milione di dollari solo se era capace di cantare, ballare, correre, saltare, agguantare palloni o vendere droga. (…)
Capii in quel momento che il mio lavoro sarebbe stato essere Chris Gardner – qualsiasi cosa questo significasse. Avevo sedici anni e lei godeva della mia massima fiducia: mi aveva detto che con il mio lavoro avrei potuto guadagnare un milione di dollari – bastava volerlo . (…) la parte operativa del suo messaggio era che se avessi voluto fare qualcosa, qualsiasi cosa, avrei potuto.”

da pag 19/20

Chris si arruola nel corpo dei Marines e si distingue come studente sveglio nell’addestramento medico, intendendo frequentare la U.S. Navy Hospital Corps School sui Grandi Laghi in Illinnois , non poi così lontano da Milwaukee, Wiskonsin. Viene poi trasferito a Camp Lejeune, cosa che infrange i suoi sogni di uscire dagli Stati Uniti e andare per mare. Viene mandato al Navy Regional Medical Center, quindi studia e lavora in un ambiente non troppo dissimile dall’università.

“Oltre all’amore per il mio lavoro e all’apprezzamento che i pazienti mi dimostravano quando ero d’aiuto, ero felice quando persone seriamente ferite superavano i problemi che li avevano portati al ricovero. Era incredibile vedere alcuni di quei poveri zotici bianchi lasciare improvvisamente da parte i loro pregiudizi. Molti dei Marines, si sa, mi avrebbero sicuramente chiamato senza pensarci due volte ‘sporco negro’ , ma quando giacevano prostrati da un dolore atroce, incapaci di muoversi, subivano una completa trasformazione : ‘No, aspetterò Doc*. A che ora arriva?’ .”

da pag. 155  

*Doc è il nome con cui iniziano a chiamare Chris dopo qualche tempo lì a Camp Lejeune.

Nella primavera del 1976 sono già trascorsi due anni da che Chris ha cominciato a lavorare in collaborazione con il Dottor Ellis nel campo della ricerca. Si è per questo trasferito nella Bay Area di San Francisco, da lui definita ‘la Parigi del Pacifico’, e descritta in toni idilliaci, non solo per la bellezza del posto, ma anche per l’atmosfera storico-culturale di quegli anni:

“Dopo essermi congedato dall’esercito dove tutto era disciplina, ordine e struttura, sperimentai la città che celebrava l’individualità e l’anticonformismo più di tutto il resto, come se stessi veramente visitando un paese straniero. Il mio quartiere preferito diventò Haight Ashbury, che una volta era stato la culla del sesso, della droga e del Rock and Roll e che ancora ribolliva di locali, ristoranti, librerie, smart shops e di una pazza vita di strada colorata e piena di brio. (…) In quel periodo imparai molto su di chi ero davvero, capii di che pasta ero fatto e quale fosse il mio punto di vista autentico.”

da pag 168

e sul ‘ punto di vista autentico’ , Gardner ritorna molto spesso :

“ Prima di lasciare la Marina, le avevo chiesto scusa per non aver fatto l’università, pensando a quanto questa scelta avrebbe potuto renderla fiera di me. Mamma mi sorprese dicendo ‘ Ragazzo, è meglio avere una laurea da Dio che da qualunque altra istituzione del sistema universitario. (..) Mia madre non intendeva dire che fosse indispensabile una profonda conoscenza della Bibbia o della religione. Parlava invece della conoscenza di se stessi, di un autentico sistema di valori, di un profondo senso di sé che non vacillasse mai. Gli altri potevano mettere in discussione le tue credenziali, le tue carte, i tuoi diplomi. Gli altri potevano cercare in tutti i modi di sminuire il tuo valore. Ma ciò che hai dentro nessuno lo può prendere o sminuire. E’ quello che vali, è chi sei veramente, è una laurea che ti segue ovunque vai, che porti con te nel momento in cui entri in una stanza e che non può essere manipolata o scossa. Se non conosci te stesso, nessun mucchio di carte, nessun curriculum e nessuna
credenziale possono farti sentire a posto.

da pag. 178-179

Il 18 Giugno 1977 Gardner si sposa con Sherry Dyson, sua amica da molti anni, con una ‘cerimonia da cartolina’. “Per i tre anni successivi vissi una vita da favola” dice Chris, anche se per necessità di denaro, che il solo budget destinato al suo lavoro di ricercatore non può garantirgli in misura sufficiente, è costretto a cercarsi altri lavoretti. Nel 1979 Chris ha ventisei anni, è sposato da due e deve affrontare un enorme cambiamento nei suoi piani professionali. Il Dr. Ellis gli fa riconsiderare l’idea di diventare medico, aprendogli gli occhi su alcune delle tendenze che stavano per cambiare radicalmente il piano della sanità.

Questo e altri cambiamenti nella vita di Chris lo portano alla rottura con Sherry nella primavera 1980. Il motivo principale del divorzio è in ogni caso il fulminante incontro con Jackie, una ‘esoticadea nera’, e il suo risultato, la nascita di Christopher Jarrett Medina Gardner Jr. il 28 Gennaio del 1981, che cambia ogni priorità nella sua esistenza.

“ Era il bambino più bello,più brillante, sveglio, intuitivo, musicale, profondo e atletico di tutto il reparto dell’ospedale. (…) In silenzio giurai su tutto e su tutti quelli che amavo al mondo che m isarei sempre preso cura di lui e che no sarei mai stato un padre assente.”

da pag 202/203

Eppure nemmeno questa nuova relazione porta serenità nella sua vita. Dopo qualche tempo emergono i problemi legati alla maternità di Jackie, alla mancanza di un netto guadagno e alla necessità ancora fissa di trovarsi un nuovo lavoro. La frustrazione di entrambi è tale da impedire che le cose si risolvano, e pian piano i rapporti si deteriorano. Chris è spinto comunque ad andare avanti proprio dalla presenza di suo figlio, e all’età di ventotto anni proprio per lui fa delle ricerce per rintracciare il suo padre naturale, di cui sapeva solo che viveva in Louisiana. In questo periodo trova un impiego abbastanza soddisfacente alla CMS, una compagnia di apparecchiature e
forniture mediche, grazie al quale guadagna uno stipendio di poco inferiore ai trentamila dollari all’anno, il doppio di quello che guadagnava con la ricerca. Il campo delle vendite è completamente nuovo,ma ciò anziché scoraggiarlo lo stimola e lo riempie di entusiasmo. Così guadagna abbastanza per fare un viaggio in Lousiana e finalmente conosce suo padre Thomas Turner e la sua numerosa famiglia, nella sua terra natale. In ogni caso, questo nuovo impiego, e la scoperta delle sue radici familiari non portano la tranquillità desiderata tra Chris e Jackie, e questo si traduce nel bisogno di uno stipendio ancora migliore. Chris si confronta con diverse persone nella compagnia nella quale lavora, e i colleghi più anziani, come Bob Russel, arrivano a guadagnare anche ottantamila dollari l’anno.

Il punto di svolta nella vita di Chris Gardner è l’incontro con Bob Bridges, agente di borsa e proprietario di una splendida Ferrari rossa che letteralmente lo ‘abbaglia’. Bridges rispondendo alle numerose domande di Chris, lo introduce al mondo della finanza e ottiene su sua richiesta molti colloqui con diverse società. Da questo momento la strada è tutta in salita. I primi colloqui sono fallimentari, dovuti non solo al razzismo di quegli anni, che rendeva molto difficile a un ‘nero’ la possibilità di ottenere un ruolo importante e uno stipendio più che decente, ma soprattutto al suo ‘posizionamento’:

“ Il razzismo non era la questione principale, anche se ne rappresentava una parte. Conclusi infine che il motivo per cui continuavo ad essere respinto era il cosiddetto ‘posizionamento’. La questione alla fin fine girava attorno alle mie conoscenze, alla mia posizione sociale ed economica. Quali erano le mie conoscenze tra gli operatori di mercato? Che collegamenti avevo con i miei pari, se non ero nemmeno andato al college? Il mio curriculum mostrava molte esperienze, ma le obiezioni si accumulavano su quello che non c’era scritto. Non fai parte di una famiglia collocata politicamente. Non hai denaro tuo. Chi farà affari con te? Qual’è il tuo legame con il denaro? Posizionamento. Aveva senso. Ma continuavo a ripetermi: so di poterlo
fare.”

da pag 228

Le cose però peggiorano enormemente quando, pensando di aver finalmente ottenuto un lavoro presso la Dean Witter di Oakland, si licenzia dal suo impiego precedente alla CSM. Per poi scoprire che l’agente che lo aveva proposto era stato appena licenziato. A questo punto Jackie lo abbandona portandosi via Christopher Jr., gettandolo in uno stato d’angoscia. Chris, senza più un soldo sperimenta la condizione del senzatetto:

“ Era troppo tardi per difendermi da qualsiasi accusa Jackie mi avesse rivolto. Tutto quello che importava era che Jackie e Christopher erano apparentemente spariti dalla faccia della terra e io dovevo ritrovarli. Per prima cosa mi serviva un posto dove dormire quella notte, (…). Addormentarsi fu difficile, specialmente quando mi venne in mente che era la prima volta in cui ero fisicamente separato da Christopher. Quando caddi nel sonno, non sognai affatto. Una domanda cosciente rimase conficcata nel mio cervello per tutta la notte: Dov’è mio figlio?”

da pag 243

Riesce nonostante tutto a ottenere un colloquio e un impiego alla Dean Witter:

“ Ovviamente non c’erano garanzie. Come tirocinante avrei guadagnato uno stipendio di mille dollari al mese e, tra le effettive ore di formazione, l’assistenza agli agenti in ufficio a fine giornata, e lo studio per l’esame in ogni altro momento libero, non avevo la possibilità di fare altri lavoretti. Questo significava tempi di magra. Significava anche che fino a quando non fosse arrivato il primo stipendio dovevo affrontare altre questioni di fondamentale importanza. Passai alcune notti sui divani dei vari amici, rimediare alcuni pasti, e mi feci prestare abbastanza soldi per andare con la BART al lavoro. Un amico mi prestò un vestito e un paio di scarpe che mi avrebbero condotto al primo assegno.”

da pag 246

Per accedere al lavoro vero e proprio dopo il tirocinio deve passare un esame, e fin da subito gli è chiaro che non avrà seconde possibilità. Ma alla fine Chris infine riesce a passare il test, e dopo quattro mesi da quando se n’era andata Jackie ritorna e gli lascia definitivamente il piccolo Christopher : il ruolo di madre e la sua idea di carriera non conciliano. Passano dei momenti difficili prima che Chris riesca ad affittare una casa e a vivere senza affanni continui, periodi in cui dovrà sacrificarsi per dare a Christopher abbastanza da mangiare, per iscriverlo all’asilo ( che si chiama Happyness, con la y al posto della i ! – Da qui il titolo ‘sbagliato’ nella versione originale), e molto spesso si ritrova a dormire in ufficio, o a stare in squallidi motel.

“ Presi una stanza per la notte a West Oakland all’hotel Le Palme, chiamato così per i due alberi di palma nel cortile. Da quello che potevo dire, gli unici abitanti oltre a noi erano le prostitute. (…) La stanza mi costava venticinque dollari al giorno: c’era una televisione a colori, un letto, una scrivania, una sedia e un bagno. Ma 0kay, eravamo lì. Era la mia nuova filosofia:ovunque siamo, siamo qui, questo è il punto dove siamo arrivati e ne tireremo fuori il meglio. Per ora.

da pag 264

In tutto questo tempo Chris Gardner non ha mai mollato, ha dimostrato una tenacia assurda, una volontà di ferro e un’amore incomparabile per suo figlio che lo spinge a dare fin dasubito il meglio di sé, a lavorare oltre il limite per poter risalire in fretta la china :

Non potevo sopravvivere tranquillamente per un po’ e poi riprendere la corsa. Diavolo No. Dovevo farlo adesso. Non c’era nessuno che mi proponesse degli affari, non ero Donald Turner, che aveva un fratello al piano di sopra, e non ero nemmeno uno di quei veterani con un’agenda piena di contatti, che servivano semplicemente i loro clienti abituali. Stava tutto a me. Ogni chiamata era un colpo, un’opportunità di avvicinarmi alla meta: una casa tutta nostra e la vita migliore che volevo vivere. Una vita di felicità per me e mio figlio.”

da pag 267

Siamo nel 1983, e ancora Chris non riesce a immaginarsi il futuro che lo aspetta :

“ Quel milione di dollari e la Ferrari rossa che avrei guidato un giorno esistevano ancora solo nella mia immaginazione, mi sembrava che non sarei mai riuscito ad afferrarli. I piedi mi facevano male, il mio corpo soffriva. L’oscurità incominciò a filtrare nelle mie giornate, non solo fuori, per il clima, ma dentro la mia testa. In ufficio no, lì era il posto dove splendeva il sole, dove la luminosità del mio potenziale mi teneva su di morale, dove il grano che avevo piantato stava cominciando a germogliare ovunque.”

da pag 278

 

Nel punto più basso, quando volevo alla fine darmi per vinto, gettare la spugna, darci un taglio, spendere tutti i sodi che avevo accumulato e fare l’autostop verso un altro posto, fui preso da una nuova sferzata d’energia – un’iniezione di fiducia – come se un sentimento di grazia mi avesse colto. Tieni duro, diceva quel sentimento, tieni duro. Così feci.

da pag. 283

All’arrivo della primavera Chris è riuscito ad accumulare abbastanza da permettersi una casa in affitto. Una casupola, in effetti, ma quella era il ‘Taj Mahal’ in confronto a dove erano stati prima lui e suo figlio. Siamo ormai negli ultimi capitoli della narrazione. Chris sottolinea in modo particolare in queste pagine la sensazione indescrivibile che gli procura essere proprietario di un posto, l’avere un tetto sopra la testa, il non doversi più preoccupare di dove lasciare tutte le sue cose. Ha una casa
ora, e tiene la chiave della sua porta come se fosse il tesoro più prezioso. Dopo suo figlio. 

“ Ecco quello era il più bell’angolo del mondo, un posto da chiamare casa per me e mio figlio. Non c’è un sentimento nell’intero spettro delle emozioni della felicità che possa avvicinarsi a quello che sentii in quei momenti e in quel bel giorno di primavera, e in ogni giorno in cui tornai con la mente a quel cespugli odi rose nel ghetto che mi aveva condotto alla nostra prima casa, fuori dalla condizione di senzatetto.”

da pag 285

Parallelamente al racconto della sua vita con Christopher e dei leggeri ma importanti miglioramenti che la attraversano, Gardner da al lettore un’attenta analisi del lavoro di borsa, per spiegare poi le differenze che intercorrevano tra il ruolo e la considerazione che aveva alla Dean Witter, con quelli che ottenne passando alla Bear Stearns, che gli concede un aumento considerevole dello stipendio e quindi la possibilità di trasferirsi in un posto migliore, una casa a San Francisco, di prendere un taxi per andare al lavoro anziché ‘guidare’ un carrello, di comprare cose nuove per Christopher Jr. :

“ Non c’erano spese abbastanza folli per il piccolo Chris. A due anni e mezzo, tre, tre e mezzo, anche lui incominciò a capire cosa significava avere cose nuove. Un letto nuovo, nuovi vestiti, nuovi giocattoli. Era eccitato. Ma soprattutto eravamo così emotivamente legati che poteva sentire la mia pace interiore. Potevamo fare cose divertenti a San Francisco, non perché non avevamo un posto in cui vivere, ma perché volevamo proprio andarci, al Golden Gate Park, a far volare un aquilone, o cercare di andare insieme su uno skateboard che avevo costruito anziché comprarlo – perché potevo. Ora diversamente dai giorni in cui dovevamo trovare un  posto dove dormire o ripararci dalla pioggia, passavamo i Week – end in cui pioveva andando al cinema: a volte andando a vedere tre o quattro film al giorno, a volte lo stesso film.”

da pag 316

e ancora, Chris Gardner rimarca ciò che per lui è veramente importante, anche ora che ha a disposizione questa nuova ricchezza:

“ Lo portai in bagno per lavarlo e lui vide che ero ancora irritato. Desideravo soltanto che le cose diventassero sempre più facili. Lui disse molto seriamente : ‘Pà, non voglio farti arrabbiare. Voglio farti felice’. Non glielo ripetei mai abbastanza: ‘Tu mi fai felice, piccolo Chris, tu mi rendi felice più di ogni altra cosa al mondo’.”

da pag 317

Dopo il trasferimento alla Bear Stearns Chris diventa un agente sempre più abile, e riesce a farsi trasferire nella sede centrale di New York, ottenendo dei contatti fissi e una grande credibilità all’interno della società. In questo periodo nasce Jachinta, frutto di un nuovo riavvicinamento di Jackie, e anche per lei Chris vuole essere un padre presente e affettuoso. E’ proprio con il suo trasferimento a New York che Chris capisce quale dovrà essere la sua specializzazione nel mondo degli affari :

“ Volevo gestire i soldi per gli individui nella sfera di influenza condivisa da Quincy Jones, Stevie Wonder, Ophrah e Micheal Jordan. Volevo investire non solo per quei famosi artisti e atleti, ma per le istituzioni che rappresetavano i neri: banche, compagnie di assicurazione, imprenditori e fondazioni. Volevo farlo. Nessuno ci aveva ancora pensato e in più amavo l’idea di promuovere la proprietà e la prosperità di una minoranza. (…) Ma quando all’inizio del 1987 i soldi iniziarono a girare e iniziai a fare moltissimi affari, nessuno mise in questione la mia decisione di fare il salto successivo: aprire uno studio per conto mio”

da pag 330
“Scegliendo Chicago come città in cui impiantare la Gardner Rich & Company ( così chiamai la mia società), avevo ancora una volta chiuso il cerchio, tornando ad abitare in un luogo non troppo lontano da Milwaukee e dalla mamma. E poi lì avevo molti parenti. Questo spostamento aveva senso perché Chicago era una città dove Christopher che aveva sei anni e Jachinta che ne aveva due potevano crescere e avere un posto da chiamare casa. Così in un certo senso ero tornato al punto di partenza. Ma stavo battendo anche nuovi territori: allevando i miei figli, avevo rotto il ciclo del ragazzo abbandonato che mio padre aveva cominciato.”

da pag 331,332

L’ultima ma non ultima conquista di Chris avviene nell’Aprile del 2004, quando atterra in Sud Africa, a Johannesburg, su invito del COSATU ( Congress of South Africa Trade Unions): sarà uno dei cento osservatori internazionali che controlleranno la regolarità delle elezioni : evento che coincide con la celebrazione del decimo anno di democrazia e libertà del popolo sudafricano. E qui riesce a ottenere un nuovo appuntamento con Nelson Mandela, che aveva già avuto l’occasione di incontrare:

“Mr. Mandela mi strinse la mano con fermezza e mi rivolse delle parole che nessun uomo mi aveva mai rivolto in tutta la vita. ‘Benvenuto a casa, figliolo’, aveva detto. Scoppiai a piangere come un bambino. A quel tempo avevo già quarantasei anni e sentirmi rivolgere quelle parole per la prima volta da Mr.Mandela mi metteva in pari con tutto quel senso di abbandono che mi aveva sempre accompagnato. Sono passati quattro anni, sono tornato.”

da pag 334


 

Chris Gardner trae la sua forza d’animo e la sua stessa felicità dal rapporto con gli altri, con i suoi cari, e nonostante le difficoltà vissute e gli ostacoli incontrati, (soprattutto nell’affrontare la condizione di senzatetto), egli raramente si isola. Quella di ‘fare soldi’ non è questione di avidità, di frenesia dell’accumulo, ma una sorta di rivincita sul mondo aspro in cui è cresciuto, su quel patrigno che l’ha sempre maltrattato e mai riconosciuto, e su quella società americana che vedeva l’ingresso dei neri in politica e in finanza con diffidenza. La voglia di rivincita che caratterizza soprattutto i primi anni di gavetta nel mondo del lavoro, si trasforma in necessità nel momento in cui Chris si trova senza un soldo con un figlio a carico. 

A questo punto la solidarietà delle persone più impensabili, ( come le prostitute del Pall Mall, lo squallido motel dove per qualche tempo soggiornano lui e suo figlio ), diventa un appiglio fondamentale per la sopravvivenza stessa. La felicità si scopre anche nella gratuità dei gesti, dei doni  tra persone, e sull’aperta fiducia nei loro rapporti;  qui non si tratta della virtù di Seneca, o dell’atarassia di Epicuro, (che peraltro hanno come soggetto il saggio), non si esplora la felicità di cui parlavano gli illuministi, né quella che si potrebbe identificare con il benessere sociale. (Del resto c’è il detto ”i soldi non fanno la felicità”, anche se oggi si tenderebbe ad affermare che ne comportano una bella fetta.)

Al di là del pensiero filosofico, con cui ci potremmo trovare tutti d’accordo se davvero fossimo in grado di comportarci sempre secondo virtù, e se davvero si potesse essere imperturbabili alle disgrazie e alle sconfitte a cui inevitabilmente si va incontro durante la vita, questo percorso mi ha portato a riflettere sulla necessità della condivisione, del sostegno psicologico più che economico, dell’amore. Io personalmente trovo ogni giorno la mia parte di felicità nella famiglia e nei rapporti di amicizia, con tutte le loro imperfezioni: proprio per questo l’autobiografia di Chris Gardner mi ha coinvolto così intimamente e mi ha trovato d’accordo con la sua idea di felicità.  

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