Un tuffo in Nigeria

Il mio febbraio è volato tra le pagine bagnate di Nnedi Okorafor e quelle insanguinate di Tomi Adeyemi, alla scoperta di una Nigeria spaziale, magica, affascinante, pericolosa e sempre emozionante.

Nnedi Okorafor – TED TALK

“Laguna”, (che ho recensito per Lovingbooks e per la rivista interscolastica di Treviso “La Salamandra”), è un romanzo di fantascienza che si inquadra nell’afrofuturismo. Non privo di difetti, ha però il merito secondo me di affascinare il lettore con le sue visioni e di porre importanti domande. E’ una storia che ha a cuore l’ambiente, l’educazione al di sopra di superstizioni e fanatismi, i diritti umani. Tenta di immaginare un futuro diverso per le nostre società, e per farlo, innesca un’invasione aliena al largo di Lagos. Personalmente ho adorato la fisicità di Udide, di Ijele e della Collezionista di Ossa, che mi hanno ricordato un po’ alla lontana le reincarnazioni formidabili di American Gods. La varietà dei punti di vista, sia umani che animali, è un altro punto di forza. Trovarsi a percepire una scena con i sensi di un pipistrello, di un pesce spada o di una tarantola è un’esperienza di lettura che ripeterei volentieri!

Ho già speso molte parole per “Laguna” e per la splendida Nnedi Okorafor, autrice anche del premiato “Chi Teme la Morte”, e che ritroverete su questi schermi con un mio commento per Binti, ma vi consiglio di entrare in contatto con Ayodele, Agu, Adaora ed Anthony: le loro storie e la loro città potrebbero sorprendervi.

E’ quindi tempo di conoscere meglio Tomi Adeyemi, che a soli 24 anni si è guadagnata il primo posto nella classifica dei bestseller per giovani adulti del New York Times e un’intervista al Tonight Show, ospite di Jimmy Fallon.

Tomi Adeyemi

Lagos è ricomparsa sulla mappa di Orisha in “Figli di Sangue e Ossa”, ma questa volta come città completamente trasformata. Condivide però un punto fondamentale con “Laguna”, che è l’incorporazione della mitologia africana. L’autrice ha immaginato un mondo fantastico in cui parte della popolazione ha perso la propria magia, la connessione con gli antichi dei, e vive in schiavitù e segregazione sotto il governo di un sovrano corrotto dall’odio e dalla vendetta. Un riferimento all’attuale situazione statunitense, che ci riporta a The Hate U Give di Angie Thomas: lo scopo più alto di questo romanzo è risvegliare empatia e sete di giustizia.

Zèlie, Amari, Tzain e Inan mi hanno commosso più e più volte durante la lettura. “Figli di Sangue e Ossa” non si è lasciato posare, mi ha stregata, ha stimolato la mia immaginazione come non accadeva da tempo. La storia segue alla lettera la ricetta del perfetto bestseller, perciò non mi stupisce il suo successo e neppure il suo futuro cinematografico: il livello di tensione e la posta in gioco si alzano a ogni capitolo, la caratterizzazione è tale che anche personaggi secondari come Mama Agba, re Asan, sua moglie, la piccola Zu o Roën restano scolpiti nella memoria e hanno innescato in me una curiosità tremenda. L’ambientazione è dinamica e vivace, quanto realistica: si passa da un villaggio di pescatori a un palazzo reale, dalla giungla al deserto, da un’arena sanguinosa a un tempio antico. Non ho mai avuto la sensazione di vedere un bel quadro, ero totalmente immersa nella storia. Vogliamo parlare delle leonere e delle ghepardere delle nevi? Cavalcature mitiche e animali da guerra, ed è subito Narnia…

Ho amato più di ogni altra cosa la percezione della magia, il suo funzionamento e il legame profondo con la mitologia africana, presente non solo nelle esternazioni di potere dei personaggi, nella lingua yoruba usata per le invocazioni, nelle nomenclature dei Clan, ma anche, a un livello meno evidente per un lettore non consapevole, nel ruolo che in questa storia ricoprono gli antenati e le coppie di fratelli. Zelì e Tzain, Amari e Inan non sono gemelli, ma sicuramente hanno carattere di dualità, sono il sole e la luna, si scontrano continuamente e si riuniscono in eterna tensione.

Il finale mi ha soddisfatto ed entusiasmato, lasciandomi con un grosso punto di domanda, e con un’aspettativa pazzesca per quello che sarà il seguito di questa trilogia. Inutile dire che ve ne consiglio vivamente la lettura!

Africa

Ho respirato l’Africa attraverso le pagine di un libro. Vorrei andarci sul serio, nel Continente Nero, ma i cappi stretti attorno al collo di una studentessa- lavoratrice – sorella maggiore sono molteplici … e alquanto soffocanti. Leggere però mi fa spiegare le ali, mi rende libera.  Ne parlo ora, dell’Africa, all’imbrunire di questo afoso periodo estivo, sperando di riuscire a conservarne il tepore anche quando sarò troppo sommersa dal quotidiano autunnale, fatto di studi e di pioggia. Le pupille ridotte a fessura, cercherò di scorgere l’Africa oltre la nebbia padana. Sognerò l’Africa, così come l’ha sognata Kuki Gallmann molti anni prima di me.  Ci sono alcuni libri, i suoi in particolare, o quello scritto da Karen Blixen (La mia Africa, 1937), che hanno saputo ravvivare in me l’interesse per questo continente magico e allo stesso tempo bistrattato : come una fiammella di brace non mai sparita, e all’improvviso divampata; una luce abbagliante, calda, questo mio desiderio di calcare il suolo africano.

Che potere hanno gli scrittori ! Hanno intessuto quei luoghi di fascino, con i loro ricordi, le fotografie, l’ inchiostro versato. Pagine e pagine sono state scritte, storie di vita straordinaria, che aspettano solo di essere lette ! E chissà che leggendone una non venga anche a voi la voglia di partire per il Kenya, chissà invece che uno di voi non l’abbia già fatto !   Sperando che nel frattempo i clamori di piombo che minacciano la nostra serenità si siano acquietati, inizio a programmare per la prossima estate … Per allora avrò finito di leggere anche un grande classico che sa di Africa, Cuore di Tenebra, di Joseph Conrad, e probabilmente sarò riuscita a mettere le mani su Nata libera, il romanzo autobiografico di Joy Adamson, la cui storia in un certo senso finisce per legarsi, grazie al lavoro di suo marito, il naturalista George Adamson, a quella davvero commovente dei due australiani John Rendall e Anthony Bourke, e del loro amico Christian, il leone. Tempo fa mio padre mi consigliò anche Orzowei, un libro del 1955 di Alberto Manzi, da cui è stata tratta anche una serie televisiva.  Che per inciso, non ho mai visto. Il mio elenco di Storie Interessanti Ambientate in Africa potrebbe proseguire, e includerebbe Salgari, Hemingway, Nelson Malndela, Alexander McCall Smith

Di certo è stata forte l’emozione che ha colto me, leggendo Sognavo l’Africa. E credo che sarà altrettanto forte con Notti Africane, o Elefanti in Giardino. Avete mai letto uno di questi libri ? Se non lo avete fatto, prendetene uno ! Bussate alla porta di Kuki, e lei vi aprirà le porte del suo universo. Vi regalerà il suo cuore, nascosto dentro un uovo appeso al soffitto. Vi confiderà un segreto terribile. Vi sussurrerà strane parole in swahili all’orecchio. Vi farà conoscere la sua famiglia. E anche se piangerete, vi terrà stretti per mano, accompagnandovi fino alla fine del viaggio.