Commenti a caldo – Pigiama Computer Biscotti

Bao Publishing, 2019 – prima tiratura in 184 pagine b/n
Era da un po’ di tempo che volevo leggerlo, così non ho resistito quando ho avuto la fortuna di beccare l’offertona, acquistandolo in Kindle Edition per la cifra irrisoria di due caffè al bar. Ieri sera finalmente ho letto questa narrazione biografica a fumetti di Alberto Madrigal, che mi ha donato conforto e ispirazione. Per molti versi tocca nel profondo dei temi che mi parlano da vicino e lo fa con elegante tenerezza. Angosce e insicurezze dell’artista, dello scrittore, del partner e del padre, ma anche del ragazzo che diventa uomo, in un insieme dalle delicate inquadrature che a partire dal singolo dettaglio riescono a dipanare una storia privata, famigliare e allo stesso tempo universale. Per quanto riguarda lo stile di disegno, mi piace perché mi ricorda quello di un taccuino da viaggio, uno sketchbook dalle linee leggere ma ben definite, con sfumature e ombre acquerellate. Mi piacciono le tavole in bianco e nero ma se pubblicassero un’edizione tutta a colori penso che correrei ad acquistarla cartacea. Del resto, le colorazioni di Madrigal sono sempre spettacolari, guardate la copertina di questa graphic novel, e guardate anche quella realizzata per Zerocalcare… (A proposito di Calcà… ma quanto m’ha fatto sorridere vederlo comparire come personaggio tra le prime pagine di Pigiama Computer e Biscotti!? Una cifra!)

Una pagina da “Pigiama Computer e Biscotti” di Alberto Madrigal. Notate Zerocalcare nelle vignette inferiori

Voglio fare un appunto finale sulla modalità di lettura di questa edizione: al momento dell’acquisto ero dubbiosa, perché non ho mai letto un fumetto di questo genere in ebook*.
Pensavo che sarebbe stata una faccenda fastidiosamente ardua, invece mi ha sorpreso parecchio in positivo: la lettura guidata nell’App Kindle amplia automaticamente la singola vignetta e basta scrollare a destra per mantenere questa pratica modalità, che consente di non perdere nemmeno un dettaglio.
Ora non mi resta che ringraziare Alberto Madrigal per avermi ispirata a tal punto che a fine lettura ho alzato il culo dal letto e sono corsa a scrivere una scena del romanzo che mi tormenta da cinque anni ormai. Con la speranza di finirlo entro il 2020…

*Le scan dei manga sono un altro discorso e appartengono a un passato adolescenziale che nasconderemo abilmente sotto il tappeto, coff coff.

Dello stesso autore:

Marzo 2020 – Stoner

  • 332 pagine
  • Fazi Editore, 2012
  • Vintage Classic, 2003
  • Viking Press, 1965
  • dello stesso autore: Augustus, Butcher’s Crossing, Nulla, solo la notte

Nell’introduzione redatta da John Mcgahern nel 2002 per questo romanzo, lo scrittore irlandese fa riferimento due volte a un materiale di base non promettente, la storia di un’esistenza che ad occhi esterni parrebbe piatta e desolata. Quasi con meraviglia espone la grandezza insita nelle pagine di John Williams, evidenziando il fatto che da una vita così semplice e comune, quella di un insegnante universitario ostacolato nella sua carriera e di un marito impotente di fronte ai capricci e alle angherie di una donna che non ama più, l’autore sia riuscito a tirar fuori il dramma, il pathos che spetta alle grandi vicende. Forse non è altro che il miracolo stesso della letteratura, dell’ottima letteratura, saper trasformare la vita più comune in uno spettacolo, ma vi trarrei in inganno se vi dicessi che “Stoner” è solo un buon romanzo. Del resto, un bravo autore non dovrebbe mai mentire nel suo incipit, attenendosi fedelmente alla promessa fatta nelle prime righe.

William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della Prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato di ricerca e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte, nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido.”

Ma, anche se non c’è ombra di menzogna nello scoraggiante inizio di Stoner, l’autore incontrovertibilmente sembra divertirsi a smontarlo pezzo per pezzo nel corso del romanzo, rivoltandolo come un calzino, mostrando che dietro il tessuto liso e ingrigito c’era manco a dirlo, colorata lana d’alpaca! “Stoner” di John Williams è una lode alla vita di ogni giorno, all’esistenza e al passare ineluttabile del tempo che pian piano ci divora. E anche un elogio alla cultura, alla scuola, al mondo universitario che come professore l’autore ha frequentato per trent’anni della sua carriera. Non da ultimo, è una storia d’amore.

“Bill” Stoner è una creatura di terra, ha le mani di un lavoratore che sa che dai suoi sforzi dipenderà la quantità di cibo sulla tavola. Il carattere stoico, che ben si sposa all’espressione apatica, lo seguirà all’università e ne rimarrà parte integrante anche dopo aver sostituito gli strumenti dell’agricoltore con quelli del letterato. Già questo suo modo di condursi lo rende un eroe, un tipo di eroe che non possiamo non amare, perché lo riconosciamo in parte quando ci guardiamo allo specchio. E l’eroe che trova una ragione di alzarsi al mattino e di combattere, con gli strumenti che ha a disposizione, le battaglie che sceglie di affrontare e quelle in cui si trova trascinato suo malgrado, ed è l’eroe che decide di rialzarsi dopo essere inciampato in un ostacolo non previsto. A volte sembra che Stoner si faccia guidare dagli altri con languido sopore, un peso inerte nella corrente, ma quando più conta emerge con vigore sulla carta un protagonista eccellente, capace di sorprendere e di sorprenderci per la forza della sua passione e delle sue prese di posizione e per la capacità di radicarsi in esse nonostante il pericolo. Stoner è la biografia romanzata di un personaggio non banalmente dipinto, ma scolpito con tremenda precisione, con intensità tale da avere l’impressione, una volta chiuso il libro, di aver conosciuto quest’uomo in ogni suo spigolo, e di averlo compreso meglio di quanto potremmo mai comprendere noi stessi.

Non da meno, i personaggi che lo attorniano sono anime complesse, ricche e vivaci, a partire dal professor Archer Sloane agli amici e colleghi Dave Masters e Gordon Finch, dalla moglie-avversaria Edith al vero amore Katherine Driscoll, dalla figlia Grace l’acerrimo nemico Lomax… Tutti loro concorrono a costruire un articolato palcoscenico, e in questo palcoscenico, mentre la vita avanza lineare e inesorabile, William Stoner tenta di salvaguardare la grammatica delle emozioni tra gli sconquassi di due guerre mondiali, in una lotta continua tra bestialità e umanità, tra ignoranza e cultura.

Stoner di John Williams è, in una parola, un capolavoro. Ci narra l’introspezione, i valori, la gravità del ragazzo che diventa uomo e dell’uomo che invecchia, dell’uomo che ama, che soffre e che lotta, con gli altri e con sé stesso, fino a percepire di essere molto più del suo apparente fallimento.

Chiamalibro – Kobane Calling

Graphic novel chiama graphic novel… Suggestioni di lettura e approfondimento dopo la lettura del non reportage di Zerocalcare.